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Irlanda parte del Regno Unito

Irlanda parte del Regno Unito

L’Irlanda passò definitivamente sotto il controllo del sovrano del Regno Unito nel XVI secolo. Enrico VIII fu il primo monarca inglese ad assumere il titolo di “Re d’Irlanda” e ad estendere la legislazione inglese all’intero territorio irlandese.

Gli inglesi temevano che, per la sua posizione strategica, l’Irlanda sarebbe diventata oggetto di conquista delle flotte francesi o spagnole e pertanto inviarono dei colonizzatori protestanti a stabilirsi sull’isola ed emanarono una serie di leggi anti-gaeliche. Gli irlandesi, però, si opposero fortemente a questa invasione, sostenuti anche dagli ordini monastici e dalla chiesa stessa che, approfittò dell’occasione, per contrastare la Riforma Protestante di cui era stato promotore proprio il re Enrico VIII.

Tra gli oppositori e i ribelli irlandesi più accaniti si ricorda sir Silken Thomas, appartenente ad una della famiglie più influenti d’Irlanda, che in breve tempo assunse il ruolo di governatore d’Irlanda. Egli organizzò delle rivolte a Dublino anche se i ribelli furono duramente repressi dalle truppe inglesi e furono poi giustiziati nella Fortezza di Maynnoth.

Quando divenne sovrano d’Inghilterra Elisabetta I, le mire espansionistiche della Gran Bretagna verso l’Irlanda si acuirono nuovamente, vista anche come campagna contro il cattolicesimo. Gran parte del territorio irlandese passò nuovamente sotto il controllo diverso della corona britannica e solo la contea dell’Ulster resistette come avamposto dei capi irlandesi. Nel frattempo numerose comunità inglesi e scozzesi si erano stanziate sull’isola, occupando le terre che venivano espropriate ai cattolici irlandesi e poi ripartite agli inglesi. Questo spostamento coercitivo prese il nome di “plantations”.

Hugh O’Neill fu uno dei fautori più attivi della resistenza irlandese alle truppe inglesi ed egli guidò l’esercito isolano nella famosa “Guerra dei Nove anni” dal 1594 al 1603 che si concluse con la sconfitta degli irlandesi nella battaglia di Kinsale e la firma del “Trattato di Mellinflont” nel 1603 che ufficializzò l’appartenenza dell’Irlanda alla Gran Bretagna.
Uno degli obiettivi principali del governo britannico sul territorio irlandese era la lotta al cattolicesimo a favore della diffusione della nuova religione protestante. Ma l’Irlanda si mantenne cattolica e questa distinzione rappresenta la base della “Questione Irlandese” che ancora oggi incrina i rapporti tra Irlanda e Gran Bretagna.

I due gruppi religiosi non si integrarono mai, anzi conservarono sempre diversi stili di vita e idee. Ad esempio, nel 1592 gli inglesi fondarono a Dublino il “Trinity Collage” come simbolo della cultura protestante in questa cattolicissima città e rimase un simbolo protestante fino al 1873, quando anche ai cattolici fu permesso di frequentare il collage.
I contrasti tra Irlandesi e Inglesi proseguirono per secoli, contendendosi la supremazia sul territorio e soprattutto l’egemonia di un credo religioso sull’altro.

Nel 1641 nell’ulster scoppiò una rivolta dei nativi irlandesi per riprendersi la terre spropriate e divise tra i coloni inglesi: era la prima volta che la popolazione irlandesi si ribellava in nome della causa religiosa. Per sedare la rivolta e porre fine alla violenza sui coloni inglesi, Oliver Cromwell sbarcò in Irlanda e riprese violentemente il controllo sull’isola.
Altre dure guerre si combatterono su tutto il territorio irlandese (intervenne anche Guglielmo D’Orange al fianco dei cattolici) e si conclusero con la firma del “Trattato di Limerick” nel 1691 che sanciva il libero diritto della popolazione irlandese si professare la religiose cattolica.

Nel 1695, però, questo trattato venne sostituito dalle “Penal Law” promulgate dai nobili protestanti e che privavano i cattolici del diritto di voto, di arruolarsi nell’esercito e di prendere parte a qualsiasi carica politica e pubblica. La cultura, le tradizioni e la cultura irlandese furono così messe al bando.